sabato 22 giugno 2013
Il tempo è galantuomo
Avete presente quando agite dando il meglio di voi stessi, pensando di fare il bene vostro e di chi vi è vicino e invece il vostro comportamento viene interpretato come scorretto e sleale? Ebbene questo è quello che è capitato a me. Le supposizioni, le invidie e le gelosie per quello che sono o per quello che sarei potuto diventare (francamente visto che non lo so nemmeno io quello che potrei diventare mi avrebbe fatto molto piacere saperlo)mi hanno trasformato agli occhi di qualcuno come un traditore. Dovete sapere, cari i miei amici, che a questo mondo aiutare il prossimo, soprattutto se è un amico senza lavoro, può essere sinonimo di scarsa fedeltà al proprio di lavoro.
Ci credereste? Eppure è così. La cosa che mi sconvolge, io credo, è che vivere una vita di dubbi e soprattutto di supposizioni pensando sempre che qualcuno stia tramando alle tue spalle è una vita di inferno. Se sei una persona sicura delle tue capacità non hai bisogno di attuare alcuna politica del terrore o di crearti fantasie macchinose su improbabili piani orditi alle tue spalle. Io francamente dormo bene comunque, perché ho la coscienza pulita. Se non l'avessi avuta avrei avuto qualche rimorso, ma invece dormo serenamente. Non mi preoccupo di ciò che sarà domani perché ho un'incrollabile fede che tutto si sistemerà per il meglio. E non mi interessa nemmeno attuare alcun assurdo piano di vendetta per riscattare la mia immagine infangata ed umiliata. Agli occhi delle persone che mi amano e che sanno leggere in fondo al mio cuore, io sono sempre lo stesso e sanno benissimo che non potrei mai fare ciò di cui mi hanno accusato. Primo perché non sono così macchinoso, secondo perché sul piano materiale non ne ho le capacità.
Quindi mi viene in mente la battuta di Franco Battiato, dopo che era stato espulso dal ruolo di consigliere regionale per aver detto che alcune donne della politica italiane erano delle zoccole, quando è uscito lo scandalo sulle escort proprio nella regione Sicilia:
"Il tempo è galantuomo"
martedì 18 giugno 2013
Il segreto del successo
Francamente del mio devo ancora capirlo. Se fosse "il segreto del mio sul cesso" saprei rispondere, un'equilibrata dieta di carboidrati ed alcool ma non credo che valga. Mark Twain diceva che il segreto del successo e' fare della propria vocazione una vacanza. Io non credo di aver capito qual'e' la mia vera vocazione, vale se faccio della vacanza una vocazione? Se tornassi indietro vorrei fare il controller per l'Eden viaggi. Eppure quand'ero giovane avevo tante vocazioni. La prima era sicuramente fare l'attore. Ho partecipato ad una recita scolastica ed ero cosi' bravo che mi affidarono ben tre ruoli, pensate se non ero versatile. Sicuramente mai quanto Sara Tommasi nella sua seconda carriera, a proposito qualcuno si ricorda qual'era la sua prima carriera? Pero' ero portato per il palcoscenico. Mia madre infranse i miei sogni di gloria con un categorico NO quando ventilai l'ipotesi di fare la Scuola di Arte Drammatica a Roma. E cosi' riposi il mio sogno nel cassetto. La seconda vocazione probabilmente e' stato sempre disegnare. Ricordo ancora quando disegnai un fumetto ispirato alle gesta erotiche del mio professore di estimo. Persino lui si complimento', per non parlare di quello di fisica che mi chiese perche' non creai un personaggio fatto a misura su di lui. Se all'epoca il creatore delle Winks avesse gia' avuto la sua azienda probabilmente mi sarei fiondato a disegnare donnine. La terza vocazione e' sempre stata sicuramente la danza, adoro ballare e divertirmi in compagnia. E' una valvola di sfogo che non ha eguali. Peccato che io non mi sia mai cimentato al di fuori della pista da ballo. Pero' sono molto bravo! Infatti sabato sera alla festa revival '90 nella casa in campagna della mia amica mi sono scatenato nelle danze piu' frenetiche. Vuoi l'alcool, vuoi la voglia di scaricare le tensioni accumulate durante la settimana, vuoi che eravamo tutti li' a ricordare i bei vecchi tempi, abbiamo creato un cappanello di gente dove al centro c'ero io che mi dimenavo come una donna punta dalla taranta. La gente mi osservava, citando il mio amico avvocato, con un misto di ammirazione e disgusto. Non e' da tutti riuscire a suscitare emozioni cosi' contrastanti, me ne vanto? Si'! A parte gli scherzi, sto' veramente cercando di capire quale sia la mia vera vocazione perche' diventi la parte dominante della seconda meta' della mia vita. E non voglio che sia qualcosa riconducibile ad un qualsiasi lavoro, per quanto creativo possa essere avra' sempre delle richieste e delle scadenze da rispettare. Vorrei che sia qualcosa che abbia a che fare con l'emozioni che posso far scaturire negli altri. Non voglio essere un capitano d'impresa che dice: "io mi sono spaccato la schiena perche' amo il mio lavoro, sono nato qui dentro e moriro' qui dentro" non mi sembrano i pressuposti di una vacanza ma piuttosto di un calvario. Per quanto un lavoro possa essere difficile e impegnativo deve renderci felici, altrimenti che senso ha. Quando saremo all'ingresso del viale dei cipressi, ci avra' portato tutta la gioia che abbiamo provato durante quei giorni di lavoro o piuttosto l'infartino causato dal troppo stress? Io penso che molto spesso la gente si convince che quel determinato lavoro sia la propria vocazione perche' non ha la benche' minima idea di cosa voglia veramente. Perche' e' troppo attenta a curarsi dell'opinione altrui fingendo che in realta' non gliene importi granche' e non sa nemmeno cosa vuole veramente dalla propria vita, anche in campo affettivo. Si adattano, si adeguano e diventano arroganti e prepotenti soprattutto se hanno realizzato una piccola fortuna. Ma l'equazione non e' sempre cosi', se sei diventato ricco o famoso non sempre sei realizzato come persona e mi dispiace per tutti coloro che vivono in questa bolla. A proposito ci avete mai fatto caso che questo genere di persone frequentano solo ed esclusivamente i loro simili? Secondo voi perche'? Perche' cercano di creare la loro zona di benessere dove nessuno possa sconvolgere il loro equilibrio che con tanta fatica credono di aver raggiunto. Ma raggiungere il proprio equilibrio e' un lavoro costante, fatto di vittorie e di sconfitte. Ma e' piu' facile raggiungerlo se hai intorno a te persone come quelle che fortunatamente ho accanto a me. Persona che partono da una piccola base ma solida, essere se stessi ed essere sinceri, sempre!
sabato 15 giugno 2013
Tutte le volte che pensiamo male
Dovete sapere una cosa e qui forse parecchi di voi si faranno delle grosse risate, ma io e mia sorella siamo grandi lettori di libri che hanno a che vedere con la legge d'attrazione. Spero che molti di voi si stiano chiedendo che cosa sia questa legge di attrazione. Ve la spiego io: "La Legge di Attrazione è una forza universale tramite la quale qualsiasi cosa su cui focalizzi la tua attenzione viene attratta nella tua vita e si manifesta nel mondo fisico. In sostanza, il tuo focus determina la tua realtà: più coltivi nella tua mente una determinata immagine, associandole emozioni positive o negative, più aumentano le possibilità che tale immagine diventi reale e trovi una corrispondenza concreta nella tua vita." Quindi dobbiamo stare sempre molto attenti a quello che pensiamo perché potrebbe avverarsi sia nel bene che nel male. Se volessimo cambiare lavoro perché il nostro non ci piace dovremmo visualizzarne uno migliore, ma attenzione non é sufficiente. Se desideriamo di cambiare lavoro con troppo desiderio e ansia il segnale che mandiamo all'universo é assolutamente il contrario e il lavoro nuovo non arriva. Allora bisogna ringraziare per quello che si ha e farselo piacere, anche se in realtà ci ha provocato un'ulcera perforante allo stomaco, mandare la domanda all'universo di voler stare ancora meglio e ancor più felici, o perlomeno esserlo almeno per una volta, e una volta inviato il messaggio con chiarezza bisogna avere fede.
E qui io un poco mi frego, perché non ho mai avuto una gran fede che le cose potessero realizzarsi solo se lo volevamo. Eppure mi devo smentire, soprattutto nelle piccole cose. Tempo fa stavo pensando che mi sarebbe piaciuto avere un notebook, ma naturalmente non avevo i soldi per pagarlo. Però mi immaginavo sul mio notebook a scrivere tutte le cavolate che mi venivano in mente e non erano assolutamente rattristato dal fatto di non averlo. Sono trascorsi appena due mesi e un notebook nuovo nuovo é apparso nella mia vita, senza sborsare una lira. Così pure per il lavoro, un nuovo lavoro si stà profilando nella mia vita e se dovesse andare in porto il progetto sarei molto contento. Se invece dovesse andare in porco sarei comunque soddisfatto di lavorare nell'azienda dove all'entrata dei cancelli c'é scritto "ARBEIT MACHT FREI".
Però ci avete mai pensato a quante volte ci ripetiamo che presto qualcosa di brutto potrebbe accadere? Mio padre ad esempio pensa sempre al peggio, a parte il fatto che ancora pensa a quando ha dovuto vendere l'impresa che io e mia sorella non abbiamo voluto ereditare e di questo ce ne fa ad oggi ancora una colpa. Però é uno di quei tipi che pensa che potrebbe essere investito da un auto, che potrebbe essere morsicato da un cane o che potrebbe pagare una montagna di tasse e così comincia a preoccuparsi. Almeno sa di essere preparato ad uno di questi eventi.
E invece torna sempre a casa sano e salvo, a parte le tasse ma quella è un'altra faccenda. Anzi ogni giorno viviamo in uno stato di benessere che neanche ce ne accorgiamo, e preoccuparsi che le cose potrebbero solo andare peggio é uno spreco di energia. La vita d'altronde è in continuo mutamento ed è quindi impensabile che le cose si verifichino esattamente così come ce le siamo immaginate, a meno che non abbiate consultato Nascia Prandi. Non ci può essere una quantità di preoccupazione tale che impedisca che una situazione si verifichi, se deve accadere accadrà. Il fatto di metterci in ansia per qualcosa, al contrario, non farà altro che attirarla verso di noi.
Quindi ora, dopo una bella giornata in spiaggia, o in centro o in montagna, andate a divertirvi con chiunque abbiate voglia di vedere perché è sabato ed è ora dell'americano!!!
mercoledì 12 giugno 2013
Un capitolo su di me
Cari amici, ormai le scuse non servono più. La mia indolenza in questi giorni è tale che mi impedisce di sedere davanti al computer e parlarvi. Aspettavo in trepidante attesa che qualcosa di nuovo accadesse nella mia vita, e sono ancora fiducioso che qualcosa dai risvolti positivi stia per accadere. E' solo che il fatto di non sapere quanto tempo occorra affinché questo accada, mi stà rendendo apatico. Quindi, come si fa combattere l'apatia? Soprattutto se non si é mai stati tipi apatici? La risposta é non lo so. Io francamente starei tutto il giorno a guardare i miei due bellissimi nipoti e a riempirli di baci. Ma per quanto sia bello, non é sufficiente. E allora posso scrivere e svuotare la mia mente davanti ad un liberatorio schermo bianco. E osservandolo mi rendo conto che tutte le preoccupazioni che giornalmente mi assillano spariscono e mi sento libero, una sensazione che non provavo da tempo. Voglio raccontarvi una storia.
Ciò che più mi colpisce è come la mia vita sia ciclica, soprattutto in ambito lavorativo. Tutti i posti dove sono stato hanno avuto un inizio, una parabola crescente e poi una fase di flessione. O meglio di genuflessione, la mia. Il fatto che la mia professionalità sia un costo per l'azienda mi portava a farmi schiavizzare dai titolari, ciò accadeva molto spesso e a dirla tutta ancora oggi. Tanto diciamocelo chiaro e tondo, in Italia sono veramente poche le imprese a conduzione familiare che hanno saputo fare il salto da artigiani a industriali.
E quindi, nonostante il lavoro che io svolgo e porto all'interno, dopo poco succede sempre che mi vogliono retrocedere. Non perdermi, non lasciarmi a casa, ma uniformarmi a tutti gli altri dipendenti. Ammetto che magari la dedizione nei confronti dell'azienda non viene interpretata dai titolari come affetto e riconoscenza, ma come servilismo che permette loro di trattarci come ci pare.
Anni fà vivevo in una bellissima città di provincia del nordest italiano. La realtà per la quale lavoravo era un'azienda a conduzione familiare che faceva degli splendidi manufatti destinati al mercato del lusso mondiale. La famiglia era abbastanza particolare, diciamo. I genitori erano delle brave persone, tutto sommato. Ma il marito aveva un piccolissimo segreto, una passione che non poteva raccontare ai membri della sua famiglia. Per questo la raccontava ai "membri" degli amanti occasionali che trovava nelle sue passeggiatine serali. Eppure il matrimonio pareva andare avanti senza particolari intoppi. La figlia era sposata, tra qualche alti e bassi e poi c'era il primogenito. Colui che aveva preso le redini dell'azienda. Chiusa la prima ne avevano aperta una seconda e poi una terza. Anche il figlio condivideva la stessa passione del padre. Ma sebbene il padre conduceva la sua seconda vita nella più totale serenità, non vi dico i racconti erotici che mi confidava durante il lavoro, il figlio viveva nella più totale confusione. La sua confusione lo portava a fare uso di psicofarmaci, di medicine omeopatiche e di tutto ciò che potesse mettere a tacere quella che era la sua vera natura. Fino al giorno in cui implose e decise di vivere la sua vita per quella che era, accettandosi completamente. Spero almeno ora che sia felice.
Io vivevo con il mio amore e nonostante le cose tra noi andavano bene ci fu un momento in cui un elemento estraneo arrivò a turbare il nostro equilibrio. La passione e la dedizione per il mio lavoro mi aveva forse reso cieco in quel periodo e non mi accorgevo che qualcosa turbava i suoi sentimenti, tanto più che il mio amore non è la persona più loquace di questo mondo quando si tratta di confidarsi. Ebbene successe, il tradimento. Un fatto al quale non ero stato preparato. Ho sempre creduto e ne sono ancora convinto, che la confessione di un tradimento sia solo un modo per scaricare la coscienza e consegnare il problema al proprio partner rimettendo a lui la decisione sul da farsi. Anche se nel mio caso non fu una vera e propria confessione, ma un evento che non poteva più nascondersi. E allora che avrei dovuto fare? Per quelle che erano le mie convinzioni avrei dovuto lasciare che la nostra storia si interrompesse. Ma per fortuna, mentre ero in fase di riflessione, il terzo incomodo fece molto di più. Cercò più volte di parlarmi per darmi la sua versione dei fatti, cercò anche di tirare in ballo amici che avevamo in comune e insomma alla fine fece tante di quelle cose che mi resi conto che il mio amore era stato circuito a sua insaputa. Certo ciò non fu sufficiente per perdonarlo, anche se ci provò in tutti i modi. Ma poi la vita mi mise davanti ad un bivio. Al lavoro stava per scadere il mio contratto e i miei titolari pensarono bene di giocare d'astuzia. Volevano farmi credere che non ero stato all'altezza di un determinato cliente, come se l'errore non fosse contemplato, in modo che al momento della firma del nuovo contratto avrei accettato un compenso minore. Tutto ciò che in realtà io volevo era tornare a casa dalla mia famiglia, dai miei amici, dal mio mare e così ne parlai al mio amore. In quel momento di confusione dovevo ritrovare me stesso e per farlo avevo bisogno delle mie certezze. Ne parlai al mio amore e lui con molta calma mi rispose che mi avrebbe seguito, anche in capo al mondo, avrebbe vissuto pagandosi un affitto fino a quando non sarei stato in grado di aiutarlo con le spese e mi avrebbe aspettato fino a quando non sarei stato in grado di tornare ad essere parte integrante della coppia. Fu in quel momento che capii veramente quanto mi amasse e lo perdonai e soprattutto perdonai me stesso. Perché non possiamo colpevolizzarci se non abbiamo sempre la situazione sotto controllo di tutto e di tutti.
Quindi tornai a casa, la disoccupazione mi aiutò i primi e mesi e poi trovai una consulenza. Tre giorni alla settimana e uno stipendio fisso. Dio com'ero contento, avevo la libertà di godermi la vita e fare il lavoro che mi piace, nella mia città e la possibilità di stare con le persone che amo. Ora voglio ritrovare quella serenità.
A proposito, quando me ne andai da lassù nemmeno sei mesi dopo mi richiamarono proponendomi un più alto stipendio. Ma io non sono mai stato il tipo che si guarda indietro, voglio solo andare avanti e provare cose nuove.
domenica 9 giugno 2013
Una notte da leoni e la mattina da coglioni
Mettete una casa in campagna con vista sul mare, mettete tante persone che hanno condiviso momenti bellissimi della loro gioventu', mettete una bella cena, alcool e trecento birre. Poi aggiungete una consolle, due dj e le canzoni piu' belle legate ai nostri ricordi piu' divertenti. E cosa ne viene fuori? La'festa revival del secolo. Posso solo dire che erano anni che non mi divertivo cosi', a parte la fine serata quando mi sono nascosto dietro un auto per vomitare. La sensazione piu' bella e'stato ritrovare tanti amici tutt'insieme che avevano solo una gran voglia di divertirsi, pensando a quanto siamo stati fortunati a trovarci e ritrovarci. Certo oggi il divano mi si e' attaccato alla schiena e le gambe sono distrutte. Ci vorrebbe un altro intero giorno per recuperare. Ma almeno andro' a lavorare contento pensando a quando faremo la prossima.
sabato 8 giugno 2013
I risvolti inaspettati
Prima di tutto le mie piu' sentite scuse. Sono ben tre giorni che non scrivo e piu' di un amico me l'ha fatto notare. A mia discolpa potrei dire che il lavoro mi ha succhiato l'energia in questa settimana, ma sarebbe sbagliato. Soprattutto nei miei confronti. Principalmente perche' il senso di dovere dobbiamo averlo nei confronti di cio' che ci piace fare e non nei confronti di cio' che siamo obbligati a fare. Detto questo, ho diverse cose da raccontarvi. Inizierei da martedi sera, quando sono uscito per festeggiare il 40° compleanno di una mia amica. Era da gia' da un po' che volevo parlarvi della ' bela madunina' che per amore ha lasciato la sua adorata Milano per venire a vivere al mare. Quando l'ho conosciuta, ormai non ricordo nemmeno quanti anni or sono, era magra, smunta e con questi capelli che sembravano una nuova versione di barometro. Potevi capire la percentuale di umidita' dell'aria a seconda dell'increspatura dei suoi ricci. All'epoca era insieme al suo fidanzato storico, uno che la madre non aveva mai approvato, ma anche lei non aveva superato l'esame di ammissione della madre di lui. Quindi la situazione era in parita'. Per come poi si sono svolti i fatti diciamo solamente che hanno confermato il detto: "la mamma ha sempre ragione". Come ci sia finita una ragazza di una grande citta' come Milano a vivere in una piccola citta' a ridosso del mare e' soprattutto merito di internet e delle prime chat di fine anni '90. E' li' che conobbe il suo grande amore, l'uomo (oddio 'uomo' e' un parolone, giusto perche' e' tutto canuto) che ribalto' le sue certezze nella vita. Infatti lei aveva poche certezze nella vita e una di questa era che lei non avrebbe mai lasciato la sua Milano, e invece a volte quando crediamo che la strada finisca c'e' sempre uno svincolo dai risvolti inaspettati che puo' regalarci la felicita'. Quella vera. Cresciamo nella convinzione che cio' che abbiamo sia eterno, duraturo e stabile, soprattutto nei confronti dei nostri sentimenti. E cosi' molte donne arrivano all'altare, in quello che dovrebbe essere il giorno piu' bello della loro vita. Tutto e' perfetto, tranne per quella vocina che proviene da una delle panche in fondo alla chiesa che disperata urla "non farlo, stai sbagliando!" Ma quando ci giriamo non vediamo nessuno. Gia'perche' quella vocina non proviene da una degli invitati, ma proviene dal nostro cuore. Solo che non vogliamo ascoltarla. Perche' se l'ascoltassimo crollerebbero le nostre certezze, e non sia mai che ci lasciamo andare. Se l'ascoltassimo, avremmo il coraggio di mollare tutto e tutti solamente per seguire il nostro cuore? Dove mai potrebbe portarmi? Forse verso la felicita', ma che pensera' la gente di me? E la casa che ho appena fatto? E tutti gli invitati? Ma no, sicuramente col tempo le cose andranno meglio. Quanto siamo bravi a cercare scuse pur di non andar contro agli schemi mentali che ci siamo costruiti. Anche l'appello di una madre che mentre ci chiude il vestito fa' di tutto per portarci via da quella situazione rimane inascoltato. Cosi' a matrimonio finito, la mia amica e suo marito si sono guardati e hanno preferito non gettare la lista di nozze. Caso mai avessero dovuto separarsi sarebbe tornata utile per la spartizione dei regali. E cosi' e' stato. Dieci anni di fidanzamento, un tradimento da parte di lui con la segretaria (banale), un matrimonio durato quanto? Sei mesi? E poi archiviato il tutto, finalmente la possibilita' per entrambi di essere felici. Lui con segretaria (di nuovo) e un figlio, e pensare che quando stava con la mia amica non ne avrebbe mai voluti. Lei con l'uomo conosciuto su internet, in una citta' di mare (lontano dalla sua amata Milano) e un figlio bellissimo. Che ha per madrina l'ex fidanzata di lui e per padrino un elemento al quanto particolare. Volete saperne di piu' sulla madrina, eh? Adesso con calma...
mercoledì 5 giugno 2013
Un permesso al lavoro
Stamattina mi sono potuto svegliare piu' tardi perche' ho preso un permesso al lavoro, e mi sto rendendo conto che avere la liberta' di fare cio' che mi piace non ha prezzo. Voglio tornare ad essere consulente o perlomeno tornare a fare il lavoro creativo che tanto mi piaceva, disegnare soprattutto. Scusate se in questi due giorni sono stato assente ma purtroppo ho avuto anch'io una vita sociale. Per questo stamattina vi troverete questo post che sara' un'introduzione di qualcosa di piu' ampio, magari stasera. Nel frattempo volevo augurare a tutti voi una fantastica giornata, piena ed esclusivamente solo di buone notizie. Un abbraccio...
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